Diritto fallimentare e crisi d’impresa

L’esperienza maturata sia nell’assistenza ad imprese in crisi, sia per gli incarichi ricevuti dall’Autorità giudiziaria (curatore, commissario giudiziale, liquidatore giudiziale) ci consente di affrontare e risolvere qualsiasi questione inerente alla crisi d’impresa.

L’imprenditore che si trova in una situazione di crisi può imbattersi in problematiche che, se non affrontate adeguatamente, possono avere conseguenze devastanti: ha bisogno di certezze, di linee guida, di un’assistenza continua e di soluzioni adottate con rapidità ed efficacia.

Ne siamo consapevoli e il nostro scopo è fornire un’assistenza pregnante e connotata da quelle caratteristiche in ogni fase della crisi: nella rilevazione e nell’individuazione della procedura più idonea per la soluzione della stessa, nell’apertura della procedura e nell’organizzazione del procedimento, nei procedimenti instaurati dagli organi concorsuali (ad es., azioni revocatorie e di risarcimento) nonché nelle controversie pendenti durante la procedura (ad es., opposizioni allo stato passivo), nella regolazione dei crediti nel concorso e nelle procedure di conservazione dei valori attivi, nella gestione e liquidazione dei beni e nella ripartizione del ricavato.

Significativa è l’esperienza maturata in ordine alle iniziative da intraprendere per poter richiedere l’ammissione al concordato preventivo come strumento alternativo al fallimento o per promuovere un concordato fallimentare all’esito della procedura di fallimento. 

 Le nostre arre di attività sono:

  1. il fallimento
  2. il concordato preventivo
  3. la liquidazione coatta amministrativa
  4. amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi

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2017
Pubblicazioni
La cosiddetta “desistenza postuma” all’esame della Corte di cassazione

L’ordinanza della Corte di cassazione interviene a valle di un contrasto della giurisprudenza di merito – di cui si offrono esempi recenti - in ordine agli effetti della desistenza del creditore istante successiva alla pronuncia della sentenza dichiarativa di fallimento. La S.C. ha affermato che la desistenza c.d. “postuma” è inefficace, con una motivazione molto sintetica, che non lascia trapelare il percorso logico che ha condotto alla decisione. Il commento offre una interpretazione che, nel condividere la decisione della Cassazione, tenta di dimostrare come essa sia una conseguenza necessaria dell’efficacia della sentenza che dichiara il fallimento.


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2016
News
L'nterpretazione dell’art. 160, quarto comma, R.D. n. 267/1942

Il Tribunale di Firenze fornisce una prima interpretazione dell’art. 160, quarto comma, R.D. n. 267/1942


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2016
News
Partecipazione del giudice delegato al collegio giudicante

La partecipazione del giudice delegato che ha deciso sulla domanda di insinuazione al passivo fallimentare al collegio giudicante chiamato a pronunciarsi sulla conseguente opposizione allo stato passivo non comporta nullità della sentenza.


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2015
News
Preliminare di vendita e fallimento

Con sentenza n. 18131/2015, depositata in data 16 settembre 2015 (Pres. L. A. Rovelli – Rel. R. Vivaldi), la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha affermato che il curatore fallimentare del promittente venditore non può esercitare la facoltà di sciogliersi dal contratto preliminare ex art. 72 L. fall. nei confronti del promissario acquirente, qualora quest’ultimo abbia trascritto, prima della dichiarazione di fallimento, la domanda di esecuzione in forma specifica proposta ai sensi dell’art. 2932 cod. civ. e tale domanda sia stata accolta con sentenza a sua volta trascritta.


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2015
News
Improponibile il concordato “di gruppo”

Con sentenza n. 20559/2015, depositata in data 13 ottobre 2015 (Pres. A. Ceccherini – Rel. L. Nazzicone), la Corte di Cassazione, Sez. I Civile, ha ritenuto l’improponibilità, davanti al medesimo tribunale, del concordato cd. di gruppo, in assenza di una disciplina positiva del fenomeno che si occupi di regolarne la competenza, le forme del ricorso, la nomina degli organi, nonché la formazione delle classi e delle masse; invero, “de iure condito”, il concordato preventivo può essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive.